I VIGNETI
Nei giorni festivi non si lavora

*** I valori della nostra gente ***

“ Il Cittadino Italiano” quotidiano di Udine in data 2 ottobre 1888 riporta un articolo tratto da l'Eco di Bergamo


Scrive l’Eco di Bergamo del 22:

In parecchi Comuni dell'Isola come Mapello, Sotto il Monte, Calusco Carvico e Villa d'Adda dove furono trovate vigne infette di fillossera, vigila un Delegato governativo, il quale ha alla sue dipendenze oltre un centinaio di operai appartenenti ai suddetti comuni, i quali lavoravano or qua or là a distruggere i ceppi infetti a mano a mano che la necessità si presenta.

Da qualche tempo quel signor Delegato del Governo obbligava i suoi operai a lavorare la Domenica lasciandoli in libertà della mezze ed anche delle intere giornate lungo la settimana. Si capiva che non il bisogno spingeva il Delegato a far lavorar la festa; ma il capriccio di comandare cosa proibita dalla legge della Chiesa.

Per un po' quei buoni operai se ne stettero quieti, forse ritenendo che il lavoro di qualche festa fosse stato richiesto da necessità imperiose, ma visto poi che lo si voleva erigere a sistema, essi dichiararono formalmente che nei giorni di festa non avrebbero lavorato più.

Il Delegato montò sulle furie e minacciò di licenziarli tutti se avessero rifiutato di lavorare la festa. Non ci voleva che la minaccia per infervorare quei buoni operai a tener duro nel loro divisamento. E infatti mercoledì della scorsa settimana quaranta di Mapello andarono a raccogliere i compagni degli altri Comuni e tutti insieme (erano oltre un centinaio) recaronsi a Cisano, residenza del delegato fillosserico, e là rinnovarono concordi la dichiarazione che la loro coscienza e le loro convinzioni religiose non permettevano di lavorare nei giorni di festa, visto che non c'era proprio necessità alcun di lavoro.

Il Delegato, stizzito volle mantenere la sua promessa e in tono severo disse loro: -Se non volete lavorare la festa, siete tutti in libertà fin da questo momento, se lavorerete in fede vi aumento la mercede.

E gli operai risposero:

- E noi ce ne andremo, ma lavorare la festa no e poi no.

E rimesso il zappino sulle spalle fecero per andare. Allora il delegato pretese che deponessero il zappino che non era di loro proprietà. Ma gli operai replicarono: -Quando saranno liquidati i conti e ci sarà pagato ogni nostro avere, consegneremo il zappino.

E se ne andarono quietamente tutti ai rispettivi paesi.

Due giorni dopo il delegato andò a cercar lui gli operai e li adunò ad Ambivere; si mostrò disposto a riaccettarli tutti, soggiungendo però che non volendo essi lavorare la festa, egli avrebbe ribassata la mercede degli altri giorni.

Gli operai preferirono tutti quanti di ritornare al lavoro con paga minore piuttosto che violare la legge della Chiesa.