SENTIERO As1 dal CIMITERO alla MADONNA DEI CERRI
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UNO STUDIO EFFETTUATO TEMPO FA
PER LA VALORIZZAZIONE DI ITENERARI NATURALISTICI
 
Sosta n.1 IL SOTTOSUOLO      

Il Monte Canto nasce circa 70 milioni di anni fa, durante il Cretaceo superiore.
In quest'area dominava incontrastato il mare sul cui fondale andavano depositandosi i materiali portati in soluzione e in sospensione dalle acque (calcari, arenarie). Durante le fasi dell'orogenesi alpina (nascita delle Alpi nel Cenozoico) i fondali marini hanno subito forti sconvolgimenti.
Questi movimenti hanno determinato una grande variazione nei materiali deposti sui fondali. Con il susseguirsi di questi fenomeni orogenetici le aree del Monte Canto emersero nella loro situazione attuale. Per milioni di anni le piogge e gli agenti atmosferici hanno eroso e modellato queste montagne.
Nel quaternario 500.000 anni fa (0.5 milioni di anni fa), durante le grandi glaciazioni, gli ultimi lembi delle lingue dei ghiacciai giunsero a lambire nella parte occidentale il Monte Canto, deponendo grandi quantità di materiali (morene, massi erratici).
Il successivo ritiro dei ghiacciai, fece sì che i torrenti e i fiumi glaciali trasportassero a valle in grandi quantità il materiale incoerente che si era frantumato per l’azione meccanica del ghiacciaio. Il materiale trasportato si andava a depositare nella pianura padana ( depositi fluvio- glaciali).
Ancora oggi sul territorio possiamo leggere alcune tracce di questi fenomeni negli affioramenti degli strati rocciosi.

Sosta n.2 LA VITICOLTURA       

La viticoltura fu la principale attività commerciale dell'economia agraria locale e provocò profonde mutazioni del territorio collinare.
La copertura forestale originaria venne asportata e lungo i versanti vennero ricavati terrazzi e gradoni. Sui pendii più acclivi, dove maggiore era il pericolo di smottamento del terreno, furono costruiti muretti di sostegno a secco in pietra locale, mentre sui pendii meno inclinati fu sufficiente inerbire la parete verticale del gradone.
La coltura della vite nell'area del Monte Canto divenne particolarmente importante nel 1500.

Sosta n.3 IL BOSCO DI QUERCE

I boschi a dominanza di querce sono molto interessanti dal punto di vista naturalistico, in quanto testimoni della vegetazione che un tempo doveva ricoprire l'intero territorio collinare del Monte Canto.
Il lembo di bosco in cui ci troviamo, dominato dalla rovere, presente delle peculiarità molto interessanti. Nelle strato arboreo si trova infatti un'altra quercia, il cerro (Quercus cerris L.) difficilmente rinvenibile in altre zone del territorio collinare del Monte Canto.
La rovere e il cerro sono facilmente distinguibili sulla base di caratteri morfologici di semplice osservazione in ogni periodo dell'anno. La differenza più marcata tra le due specie sta nel cappuccio (cupola) che ricopre la ghianda. La cupola della rovere è formata da squame lanceolate ed embricate, mentre nel cerro le squame sono lineari e patenti, lunghe fino ad un centimetro. Rovistando tra le foglie morte ai piedi della pianta sarà possibile trovare due diversi tipi di cupole.

Sosta n.4 IL BOSCO DI CASTAGNO

Il castagno fin da tempi abbastanza remoti ha occupato più spazio di quello che naturalmente gli spettasse a causa dell'intervento antropico. Apprezzato sia per la produzione del legno che per il frutto, è stato favorito nella sua espansione a discapito delle querce. Esso è stato infatti sostituito ai boschi tipici.
Due diversi trattamenti selvicolturali sono stati riservati ai boschi di castagno: alcuni sono stati ceduati, altri invece sono stati destinati alla produzione di frutti. I cedui fornivano prodotti le cui dimensioni erano funzionali alla coltura della vite, quali pali di sostegno a paleria minuta. In seguito al taglio dalla base del tronco si aveva l'emissione di nuovi getti. Nel corso della storia pare che la castanicoltura abbia avuto un vastissimo sviluppo durante il medioevo: si ebbe infatti un periodo storico di disgregazione sociale e di regresso tecnologico che rendeva difficile le costituzione di aziende agrarie basate sulla coltivazione dei cereali.

Sosta n.5 L'ALBERO                       

L'apertura di nuove strade in zone boschive possono essere molto dannose all'apparato radicale degli alberi. Si notino le deformazioni della porzione basale dei tronchi. L'affissione di pannelli indicatori direttamente sul tronco dell'albero provoca delle ferite. che rappresentano la via di accesso per gli agenti patogeni (funghi).

Sosta n.6 IL BOSCO DI ROBINIA  

Agli inizi del XVII secolo una specie esotica viene introdotta in Europa a scopo ornamentale: si tratta della robinia (Robinia pseudacacia L.). Le sue caratteristiche ecologiche le conferiscono la capacità di colonizzare terreni poveri e nudi e di migliorarne le proprietà. La diffusione della robinia è stata molto incentivata dell'uomo in quanto questa specie più viene tagliata più ricresce. Attualmente sono pochi i boschi ancora regolarmente ceduati, poiché dal secondo dopoguerra ad oggi molti cedui sono stati abbandonati.

Sosta n.7 IL SUOLO                       

Il suolo è un corpo naturale costituito da particelle di materia minerale e contenente sostanza organica; esso è il risultato dell'azione millenaria degli agenti atmosferici, climatici, fisici, biologici sulla roccia. L'azione combinata di questi fattori crea quindi, sopra una base di roccia madre inalterata, uno strato di materiale fine. lì successivo trasporto di sostanze in sospensione in soluzione da parte delle acque meteoriche determina la formazione di "orizzonti" caratteristici.

Sosta n.8 I RIMBOSCHIMENTI        

Il boschetto di località "Ca Rossa" è da collegare ad opere di rimboschimento, si osservano infatti i seguenti parametri:
 limitata estensione
 estraneità della specie rispetto alla vegetazione naturale del territorio e alberi disposti lungo filari
 sottobosco estremamente povero.
L'utilizzo di opere di rimboschimento ha permesso di salvare suoli gravemente erosi e un rapido passaggio dal terreno nudo al bosco di alto fusto. Purtroppo le conifere non sono in grado di migliorare la qualità del suolo, pertanto la tendenza attuale è di ripristinare l'ambiente naturale preesistente.

Sosta n.9 L'ATTIVITÀ ESTRATTIVA 

Pur essendo l'area del Monte Canto di estensione limitata, vennero estratte considerevoli quantità di materiali lapidei, utilizzati essenzialmente per scopi edilizi. Nel territorio di Mapello ritroviamo la presenza di una cava ormai in disuso, da cui veniva estratta un'arenaria nocciola, utilizzata per i rivestimenti esterni degli edifici e per costruire i numerosi muretti di contenimento posti ai lati dei sentieri principali.